A Vinitaly 2025 4.000 aziende vinicole incontrano i buyer internazionali

A Vinitaly 2025 4.000 aziende vinicole incontrano i buyer internazionali

Anche quest’anno Vinitaly ha battuto ogni record: 4.000 aziende sparse in 18 padiglioni, 140 paesi rappresentati e oltre 30.000 buyer internazionali (di cui 1200 Top buyer, USA compresa)

Mai come ora essere presenti al Vinitaly sia come espositori che come visitatori, è importante in un momento di crescente incertezza e necessità di diversificare i mercati internazionali. L’introduzione di possibili dazi statunitensi determinerà un impatto fortemente negativo per tutte le esportazioni dall’Europa, con particolare riguardo ai paesi come Italia, Francia e Spagna che oramai da decenni hanno raggiunto posizioni leader verso gli USA.

Molti sono i problemi della crisi del vino italiano dovuti all’inflazione degli ultimi anni, alle guerre in corso e all’immagine del vino che, da tempo,  viene demonizzato unitamente ai distillati, pur essendo prodotti con diversa gradazione alcolica. Tutto questo ha determinato negli ultimi anni il calo dei consumi sia interni che dell’export che ha visto il quarto anno consecutivo di contrazione in Italia e terzo negli Stati Uniti.

Alla luce di queste considerazioni, Vinitaly potrà essere per gli operatori un momento di analisi per future strategie di mercato, anche innovative rispetto al passato, ma nel contempo rimanendo fedeli alla tradizionale tipicità e alta qualità raggiunta dal prodotto italiano, così ben apprezzato anche  a livello internazionale.

Vinitaly permetterà anche a piccole e medie aziende, che producono prodotti di ottima qualità a prezzi più accessibili al consumatore medio, di ampliare le proprie quote di mercato.

Di estremo interesse e di grande aiuto per gli operatori, risulta quindi la fotografia dei consumatori di vino under 44 americani e italiani illustrata a Roma dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly in occasione della Conferenza Stampa di presentazione del 57° Salone internazionale del vino e dei distillati.

Sono stati analizzati i mercati italiano e statunitense che insieme valgono il 60% del fatturato complessivo delle vendite di vino italiano, per rapporto alle fasce di utenza della popolazione. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr, che sfata numerosi luoghi comuni sul rapporto vino-giovani, i Millennials (tra i 28 e 44 anni) e i GenZ (dalla legal drinking age ai 27) rappresentano, come consumatori, il ricambio generazionale tanto necessario per i produttori, quanto complicato, con la necessità di sostenere una cultura per l’assunzione moderata e responsabile del vino.

Lo studio smentisce gran parte di un immaginario comune che vede le nuove generazioni molto lontane dal vino, disinteressate e immuni alla sua forza evocativa. Niente di tutto ciò: gli under44 spendono di più e di fatto stanno tenendo a galla un mercato Premium minacciato dalla retromarcia dei Boomer (tra i 61 e 79 anni) e dei GenX (45-60 anni).

Il connubio vino e cibo rimane importante, ma sembra perdere attrattiva per i giovani americani e italiani. Se è vero che “il vino esalta il cibo” per la grandissima parte degli over44, scendono sotto alla metà quelli che si riconoscono in questa affermazione tra i Millennials e la GenZ.

Per altro, In Italia,  la quota dei giovanissimi italiani che vede il vino come uno ‘Status Symbol’ è esattamente il doppio (56%) di quella dei Boomer (28%), e anche i Millennials staccano i GenX per 16 punti percentuali (45% contro il 29%). Un trend rilevante, per cui Iwsr ha coniato una nuova categoria, quella degli “Status Seekers” che, pur rappresentando solo l’11% dei consumatori abituali di vino, negli Stati Uniti realizzano il 24% del volume e il 35% dei valori generati dai ‘consumatori regolari’.

La socialità continua a rappresentare un elemento fondamentale nella degustazione del vino, in particolare per i giovani americani che, in 7 casi su 10, hanno aumentato il consumo proprio per una maggiore socializzazione.

Millennials e GenZ dimostrano un’inconfutabile passione per i cocktails, ma guardano al vino con crescente interesse che sfata numerosi luoghi comuni. In primo luogo, non è vero che “il vino non fa presa sui giovani”.  Interessante sarà valutare le tipologie di vino a cui i giovani sono maggiormente attirati, anche se è stata appurata una tendenza a scoprire nuovi vini, senza una specifica fidelizzazione.

Significativi e crescenti sono i consumi dei vini spumanti, quale il Prosecco nelle principali denominazioni: Conegliano Valdobbiadene D.O.C.G., Asolo Prosecco D.O.C.G., Prosecco Doc hanno raggiunto 600 milioni di bottiglie e rappresentano il 20% dell’export nazionale. Il Lambrusco, con tutte le sue specificità, arriva a 160 milioni di bottiglie. Segue l’Asti spumante e il Moscato d’Asti con 60 milioni di bottiglie consumate in Italia  ed esportate. Queste considerazioni saranno oggetto di sicura analisi da parte dei produttori come per altro saranno chiamati a focalizzarsi su nuovi mercati e prodotti innovativi.

La novità di quest’anno è rappresenta dal progetto pilota dei vini ‘Dealcolati’ (NoLo) che va dal prodotto alla formazione fino alla tecnologia dedicata. L’obiettivo è di rappresentare un mercato complementare ai vini di denominazione in forte crescita su scala globale e di potenziare la competitività di Vinitaly in una fase di profonda trasformazione del settore.

Ad oggi il programma ‘dealcolato’ di Vinitaly 2025 contempla due focus: “Zero alcol e attese del mercato” (8 aprile) e “Tecnologia 0.0: produzione e innovazione a confronto” (9 aprile) realizzati in collaborazione con Unione italiana vini e con il supporto dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly per la lettura dell’evoluzione di questo segmento del mercato. Sul fronte espositivo, Vinitaly 2025 presenterà una Enoteca dedicata ai vini dealcolati, con un banco mescita esclusivo e con i vini NoLo protagonisti anche nei cocktail del padiglione Mixology.

Arrivederci al Vinitaly dal 6 al 9 aprile 2025.

 

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